Dall’8 al 10 maggio torna a Venezia Pavè – Pedalando a Venezia, il festival dedicato alla narrazione attraverso la bicicletta che giunge alla quinta edizione e consolida il proprio posizionamento come appuntamento di riferimento per chi guarda alla mobilità attiva come leva culturale, sociale e territoriale. Un evento che non si limita alla dimensione sportiva, ma costruisce un racconto collettivo fatto di esperienze, linguaggi e visioni.
Il programma si sviluppa tra Mestre e Porto Marghera, coinvolgendo luoghi simbolici e ampliando il raggio d’azione del festival. Le giornate di venerdì 8 e sabato 9 maggio si svolgono all’auditorium dell’M9 Museo del ’900, mentre domenica 10 maggio il cuore dell’evento si sposta per la prima volta a Porto Marghera, dove prende forma il Pavè Village e da cui partono le gravel ride.
La scelta di Porto Marghera non è solo logistica, ma assume un valore simbolico legato alla rigenerazione urbana. Portare qui il village significa attivare, anche se temporaneamente, uno spazio centrale nella storia produttiva veneziana, rileggendolo attraverso pratiche contemporanee come la mobilità lenta e la cultura.
Il palinsesto si articola su tre direttrici. La prima è quella della formazione, con la nascita della Pavè Academy nella giornata di venerdì. In collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Venezia, il programma propone una serie di talk rivolti a professionisti e appassionati sui temi della ciclabilità, della progettazione dello spazio pubblico e del rapporto tra infrastrutture e paesaggio. Tra gli interventi, quello di Susanna Maggioni di FIAB Italia, che mette in relazione cicloturismo e mobilità quotidiana, e i contributi di progettisti e ricercatori impegnati sul fronte della trasformazione dei territori.
La seconda direttrice è la narrazione, protagonista della giornata di sabato. Sul palco si alternano scrittori, antropologi, attivisti e professionisti del settore, in un dialogo che attraversa linguaggi diversi, dalla letteratura al cinema, dalla musica alla fotografia. Il programma affronta temi come il rapporto tra turismo e territorio, le nuove forme di comunità legate alla bicicletta, le sfide ambientali e i cambiamenti in atto nei paesaggi naturali e urbani. Tra gli appuntamenti, spazio anche a progetti editoriali, esperienze di attivismo e riflessioni critiche sul modello turistico contemporaneo.
Accanto agli incontri, il festival propone installazioni, proiezioni e momenti performativi. Tra questi, la video installazione “L’Estate del Làres. Il canto del ghiaccio”, dedicata alla trasformazione dei ghiacciai alpini, e la proiezione del documentario “Le Chant des Forêts” di Vincent Munier. Il programma si chiude con un live painting ispirato a Miles Davis, a sottolineare l’approccio multidisciplinare dell’evento.
La terza dimensione è quella esperienziale, che si concretizza nella giornata di domenica con le Pavè Classic Gravel Ride. Due i percorsi proposti, da 90 e 150 chilometri, tra laguna, fiumi e strade sterrate, con un massimo di 500 partecipanti e un rientro in ferry-boat. Per i ciclisti più allenati è prevista anche la Pavè Infinita, una prova notturna di 330 chilometri tra Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Il Pavè Village, allestito a Porto Marghera, accompagna le pedalate con un programma parallelo fatto di incontri, momenti conviviali, area food & beverage e spazi dedicati ai partner. Un format che rafforza l’idea di comunità temporanea su cui si fonda il festival.
“Pavè racconta il mondo attraverso la bicicletta, non solo come mezzo di spostamento, ma come strumento narrativo che mette in relazione paesaggi, persone e storie”, spiega Andrea Heinrich, curatore del festival per La Velostazione Venezia APS. “Esploreremo cosa significhi muoversi e abitare il territorio con lentezza, ascolto e curiosità, costruendo un racconto corale di voci e prospettive diverse”.
