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È morto Alex Zanardi. La notizia segna la fine di una delle storie sportive e umane più potenti degli ultimi decenni. Una vita attraversata da vittorie, tragedie e ripartenze che hanno trasformato un pilota in un simbolo globale di resilienza. Avrebbe raggiunto i 60 anni il prossimo 23 ottobre. A comunicare la scomparsa sono stati i familiari insieme a Obiettivo 3, l’associazione dedicata agli atleti con disabilità fondata proprio da lui.

Cordoglio unanime per la scomparsa. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha detto: «Come l’intera Italia avverto profondo dolore per la morte di Alex Zanardi. Sportivo di eccelse qualità, ha dimostrato straordinaria personalità anche dopo il gravissimo incidente che ha subito. Divenuto campione paralimpico, è stato per tutti questi anni punto di riferimento di tutto lo sport, amato e ammirato anche per il coraggio, la resilienza e la capacità di trasmettere entusiasmo. La sua figura ha rappresentato punto di riferimento anche oltre il mondo dello sport e lo rimarrà nel ricordo degli italiani. Esprimo alla famiglia la vicinanza della Repubblica».

Dalla Formula 1 al mito della CART

Nato a Bologna nel 1966, Zanardi costruisce la sua carriera tra Europa e Stati Uniti. Dopo l’esperienza in Formula 1, con team come Jordan Grand Prix, Minardi, Lotus F1 Team e Williams Grand Prix Engineering. è nel campionato americano CART che trova la consacrazione. Tra il 1997 e il 1998 conquista due titoli consecutivi, diventando una star negli USA. Restano iconici i suoi sorpassi, in particolare quello al “Cavatappi” di Laguna Seca, entrato nella memoria collettiva del motorsport. Il suo stile aggressivo e spettacolare lo rende uno dei piloti più riconoscibili della sua generazione.

Il dramma del Lausitzring

Il 15 settembre 2001 cambia tutto. Durante una gara al Lausitzring, in Germania, Zanardi perde il controllo della vettura e viene centrato da un’altra monoposto. Le conseguenze sono gravissime: amputazione di entrambe le gambe, emorragia massiva, condizioni critiche. Sopravvive per poche ore grazie a un intervento chirurgico estremo. Per molti sarebbe stata la fine. Per lui, l’inizio di una nuova vita.

La seconda carriera: l’oro paralimpico

Zanardi torna allo sport con la handbike. E torna per vincere. Alle Paralimpiadi di Londra 2012 conquista due medaglie d’oro e un argento. Quattro anni dopo, alle Paralimpiadi di Rio 2016 si conferma ai vertici con altri successi.

Non si limita alle competizioni paralimpiche. Porta a termine anche l’Ironman delle Hawaii, una delle gare di endurance più dure al mondo. Ogni impresa rafforza la sua immagine pubblica: non quella dell’eroe invincibile, ma di un uomo capace di rimettersi in gioco.

L’ultimo incidente con l’handbike

Il 19 giugno 2020, durante una staffetta benefica in Toscana, Zanardi è coinvolto in un nuovo, gravissimo incidente. La sua handbike si scontra con un mezzo pesante lungo una strada aperta al traffico. Le condizioni appaiono subito disperate: trauma cranico severo, interventi neurochirurgici, mesi di terapia intensiva.

Da quel momento, il suo percorso diventa estremamente riservato. Lunghi periodi di riabilitazione, poche comunicazioni ufficiali, aggiornamenti frammentari. Una battaglia silenziosa, combattuta lontano dai riflettori.

Un simbolo per la sicurezza stradale

Negli anni, Zanardi diventa anche una voce autorevole sul tema della sicurezza stradale. La sua esperienza diretta, segnata da incidenti devastanti, lo porta a sostenere con forza campagne di sensibilizzazione.

Insiste su alcuni punti chiave:

  • rispetto tra automobilisti, ciclisti e utenti vulnerabili
  • responsabilità individuale alla guida
  • necessità di infrastrutture più sicure

Il suo messaggio non è mai teorico. È costruito sulla propria pelle.

Un’eredità che resta

La morte di Alex Zanardi chiude una parabola unica nello sport italiano e internazionale. Pilota, sopravvissuto, campione paralimpico, testimone civile.

La sua storia continua a essere un riferimento per il mondo del ciclismo, del paraciclismo e per chiunque si confronti con il limite, fisico o mentale.

Resta il valore di un esempio concreto: la capacità di trasformare la tragedia in un nuovo punto di partenza. E l’impatto di un messaggio che va oltre lo sport, entrando nel quotidiano di chi vive la strada ogni giorno.

I funerali di Alex Zanardi saranno celebrati martedì 5 maggio 2026 alle 11 presso la Basilica di Santa Giustina, in Prato della Valle, a Padova. In una nota per la stampa la famiglia scrive: “La moglie Daniela e il figlio Niccolò desiderano ringraziare di cuore le tantissime persone che in queste ore hanno mostrato vicinanza e affetto. L’ennesima, preziosa testimonianza di come Alex sia riuscito a trasmettere nel modo più profondo il suo fortissimo messaggio di vita“.

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